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L’esempio di Brescia

Fra pochi giorni, complice il mese di luglio eccezionalmente caldo di quest’anno, in Franciacorta, terra bresciana d’elezione per la produzione dell’omonimo spumante che necessita comunque di vendemmie precoci per intrinseche ragioni tecniche, avrà inizio la vendemmia dello Chardonnay e dei Pinot che si trasformeranno, fermentando in bottiglia, in spumanti mediamente di grande livello e notorietà. Approfittiamo della circostanza (l’esempio bresciano concettualmente vale per tutto il territorio nazionale) per delineare a grandi linee il complesso e lungo iter, sia burocratico che tecnico, che porta al riconoscimento ufficiale della denominazione delle bottiglie che il consumatore trova in commercio. Vini e bottiglie che vanno sottoposti a specifici controlli, anche organolettici. Il nostro vuole anche essere un piccolo riconoscimento al lavoro, spesso oscuro, di certo non facile e non sempre capito, di quanti si impegnano professionalmente nel non facile compito di valutare i singoli lotti sottoposti alla loro valutazione per certificarne i requisiti qualitativi minimi richiesti dalle normative vigenti.

Quello delle denominazioni d’origine dei vini (Doc e Docg e IG, indicazione geografica), normativa nata nel 1963, è un mondo decisamente complesso, a volte appesantito da una burocrazia defatigante. I diversi disciplinari di produzione, che prevedono sempre l’iscrizione obbligatoria nello schedario viticolo che consente l’esatta individuazione catastale dei siti vitati, spesso intervengono con prescrizioni tecniche stringenti già a livello viticolo (ad esempio con regole riferite al tipo di impianto o ai sistemi di potatura) e, ovviamente, a livello enologico stabilendo le rese (dell’uva in vino) e le caratteristiche fisico-chimiche ed organolettiche del prodotto finale. Per verificare la conformità delle produzioni alle regole sono previsti sia controlli routinari, per così dire burocratico-documentali, che analisi chimico-fisiche, sedute di assaggio da parte di commissioni ad hoc ed anche controlli ispettivi veri e propri sia presso le aziende dell’intera filiera vitivinicola che negli esercizi commerciali. La tracciabilità del vino è garantita dall’apposizione del contrassegno che contiene i dati necessari per risalire i vari gradini di tutta la scala produttiva. Da qualche anno a questa parte a tutte queste operazioni sovrintendono enti terzi espressamente autorizzati dal ministero dell’Agricoltura. In provincia di Brescia operano, a Rovato, la società Valoritalia – 30 sedi in Italia, fondata nel 2009 da Federdoc, (l’associazione dei Consorzi dei vini doc ) e dalla società CSQA Certificazioni ai quali si è successivamente aggregata l’Unione Italiana Vini – e, con sede locale a Brescia, il CCPB (Consorzio Controllo per il Biologico), un organismo di certificazione e controllo dei prodotti agroalimentari e no food. Il rilascio dell’attestato di idoneità alla denominazione d’origine è effettuato, secondo lotti di prodotto predefiniti, solo dopo l’esito positivo delle analisi chimico-fisiche ed organolettiche (l’assaggio) dei campioni di vino prelevati in azienda. Il cosiddetto esame organolettico, in pratica la degustazione da parte di apposite commissioni formate da 5 membri scelti nell’ambito dello specifico Elenco regionale dei Tecnici Degustatori ed Esperti tenuto dalla Regione, prevede il superamento di requisiti minimi predeterminati alla vista, all’olfatto (il famoso “naso” degli appassionati) e al gusto.

Nel Bresciano, Valoritalia si occupa, con la “Commissione 2”, presieduta dall’enologo Cesare Ferrari, di Franciacorta e Lugana. Anche la “Commissione 3”, presidente l’enologo Fabio Finazzi, si dedica al Franciacorta. Numerose le denominazioni (da non confondere con i consorzi) che fanno riferimento al CCPB. La “Commissione 4”, presieduta dall’enologo Renzo D’Attoma che ha come vicepresidente Michele Vescia, il decano dei degustatori bresciani e nume tutelare delle denominazioni provinciali, sovrintende a: Botticino, Cellatica, Garda, Riviera del Garda Bresciano o Garda Bresciano, San Martino della Battaglia, Capriano del Colle, Valtenesi.

 

I nomi delle vestali dei vini bresciani

Dall’Elenco pubblicato sul Bollettino della Regione Lombardia alla fine del 2014, le vestali delle denominazioni bresciane, ufficialmente suddivisi fra “tecnici” ed “esperti”, sono 44. Questi i loro nomi, nell’ambiente enoico spesso conosciutissimi.

Tecnici: Avanzi Giuseppe; Baroldi Diego; Berardi Angelo; Bracchi Giuseppe; Cassandrini Annibale; Celeste Michele; Coccoli Marco; Cugnasco Corrado; D’Attoma Renzo; Faccincani Maria; Ferrari Cesare; Finazzi Fabio; Formentini Vincenzo; Gigola Massimo; Mazzoli Paola; Moederle Matteo; Musatti Alberto; Pasini Attilio; Paternoster Romeo; Pepe Roberto; Piotti Giuseppe; Polese Walter; Quaglia Pierantonio; Rossi Emiliano; Santini Alessandro; Santini Fulvio; Schiavi Alessandro; Schiavi Teresio; Serina Flavio; Tonon Gianfranco; Vescia Michele; Vezzola Mattia; Zenegaglia Carlo, Zizioli Marco.

Esperti: Bonassi Davide; Botturi Stefano; Guiggi Camilla; Lazzarini Marco; Miglioli Alberto; Nasi Tito; Pandolfi Maurizio; Rovetta Renato; Vezzoli Gerardo; Zammarchi Loretta.

 

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